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9 aprile 2026

Papà, Surfer, Pizza expert e nel tempo libero Software Maker

Marco Ganci

Vent'anni tra Roma, Svizzera e Giappone: come si costruisce una carriera internazionale senza perdere se stessi.

Papà, Surfer, Pizza expert e nel tempo libero Software Maker

Chi sono e dove sono finito

Papà, surfer e pizza expert nel tempo libero; Senior Engineering Manager con vent’anni di esperienza per lavoro. Il mio percorso è iniziato tra le aule di Roma Tre e i corridoi di una delle più grandi multinazionali tech, è maturato per sette anni tra i laghi della Svizzera e mi ha portato, ormai quattro anni fa, a stabilirmi in Giappone. Oggi divido le mie giornate tra la guida di team software a Tokyo e una vita scandita dai ritmi del Pacifico nella zona di Shonan. Tra una sessione di surf all’alba e una pizza fatta in casa nel weekend, cerco costantemente l’equilibrio tra la complessità dei sistemi distribuiti e la semplicità del tempo di qualità con la mia famiglia e i miei amici.

Com’è successo

È stata una migrazione consapevole in tre atti, guidata da una strategia precisa: evolvere costantemente puntando a obiettivi di crescita sempre più ambiziosi. Tutto è iniziato con i primi dieci anni a Roma, dove ho costruito le basi tecniche e la resilienza necessaria per questo settore. Il primo vero salto è stato la Svizzera: sette anni fondamentali per perfezionare la gestione di team globali in realtà internazionali e locali, con l’obiettivo dichiarato di imparare a lavorare e competere in un ambiente multiculturale.

Infine, la scelta di portare la famiglia in Giappone ha rappresentato la sfida definitiva: dimostrare di saper generare risultati concreti e guidare team in una cultura completamente differente dalla mia. Questi quattro anni — i primi due a Tokyo e gli ultimi due a Chigasaki — hanno trasformato quella che sembrava un’avventura in una solida realtà quotidiana. Vedere i miei due figli crescere bilingui, partecipare con naturalezza ai riti della scuola pubblica e vederci, io e mia moglie, coinvolti attivamente come membri della comunità locale è, per me, il vero indicatore del successo di questo percorso.

Cosa ho trovato (e cosa no)

Sono un orgoglioso italiano che ha vissuto in Svizzera per quasi sette anni. La Svizzera è un Paese straordinario, dai paesaggi mozzafiato all’altissima qualità della vita, ma il Giappone offre una dimensione ulteriore. È un’esplosione di stimoli: non c’è mai un momento di noia tra musei, eventi e angoli nascosti da scoprire ogni settimana. Da sushi addict, qui ho trovato il paradiso: qualità e freschezza inarrivabili a prezzi accessibili.

Ma ciò che mi affascina di più è il contrasto: il Giappone è “coerentemente incoerente”. Puoi vedere un robot Gundam a grandezza naturale e, pochi metri dopo, visitare un tempio antico immerso nel silenzio. È questa miscela tra futuro estremo e tradizioni millenarie che mi spinge a voler imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. Cosa non trovo? Affettati, formaggi e pizza a un prezzo decente. Sono perennemente nella mia lista di “cose da mangiare” ogni volta che torno a visitare i miei cari nel Bel Paese.

Cosa ho imparato che non avrei imparato restando

Ho imparato che la gestione del software è, in ultima analisi, gestione dell’energia umana. Lavorando tra culture così distanti, ho capito che il vero collo di bottiglia non è quasi mai tecnologico, ma legato al contesto e alla comunicazione. Restando in Europa, avrei continuato a pensare che i problemi fossero puramente tecnici; qui ho capito quanto la trasparenza e la comunicazione multilivello siano vitali per raggiungere certi obiettivi, specialmente quando si collabora attraverso fusi orari e barriere linguistiche profonde.

Italia: da lontano

L’Italia vista da lontano appare come un luogo dall’immenso potenziale creativo, spesso però limitato da strutture gerarchiche opache, metodologie obsolete e una cronica mancanza di meritocrazia. Attraverso Cervelli Fuggiti, spero di fare da ponte, condividendo metodi di lavoro basati sulla chiarezza e sulla responsabilità individuale. Non voglio “insegnare”, ma mostrare che esistono modelli organizzativi e realtà lavorative capaci di valorizzare il talento italiano senza costringerlo a operare costantemente in modalità “emergenza”.

Cosa direi a chi sta valutando di partire

Direi di non guardare solo alla carriera, ma di studiare le “pieghe” del luogo prescelto. Bisogna capire se ci si potrà davvero integrare, altrimenti la nostalgia della madrepatria diventerà un peso insostenibile. Serve tempo per smettere di essere un ospite e iniziare a contribuire alla comunità: fare il “papa volunteer” nella scuola dei miei figli mi ha insegnato sulle dinamiche sociali giapponesi più di qualsiasi manuale di management.

Siate pronti a rimettervi in discussione e a rispettare i tempi e le usanze degli altri. La fretta, in certe culture, è un concetto che non produce valore. In ambito lavorativo, all’estero avrete la possibilità di stipendi adeguati, prospettive di carriera e sfide complesse che vi permetteranno di crescere profondamente, sia personalmente che professionalmente.

Vuoi connetterti?

Sono sempre felice di espandere la mia rete. Il modo migliore per farlo è entrare nella community di Cervelli Fuggiti: è lì che scambio idee, rispondo a domande e mi confronto con altri italiani nel mondo.

Se vuoi sapere altro su di me, su gancim.com trovi i miei progetti personali e quello che costruisco nel tempo libero. Sul mio profilo LinkedIn invece c’è il lato più professionale del percorso.

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